Il Salotto Berbero

“E’ una verità universalmente riconosciuta che uno scapolo in possesso di una buona fortuna debba essere in cerca di moglie.”  Scriveva Jane Austen in  uno degli incipit più famosi della Letteratura Inglese (Orgoglio e Pregiudizio – 1813).

Io, invece, vi dico che è una verità universalmente riconosciuta che due donne, lasciate da sole a chiacchierare di sabato sera, comodamente sdraiate su un tappeto e circondate da pile di soffici cuscini finiranno, inevitabilmente, a parlare di un unico argomento…gli uomini.

Dopo un’attenta e minuziosa disamina sui motivi per cui la comunicazione uomo-donna è, necessariamente, una comunicazione ‘interrotta’ (discorso ampio, che merita un post ‘ad hoc’) al secondo bicchiere di Merlot, e complice una telefonata (maschile) che tardava ad arrivare, la discussione si è fatta più accesa e ci siamo ritrovate a parlare di ‘pensiero disfunzionale’ termine che, fino a ieri, mi era del tutto sconosciuto.

La mia amica sosteneva, a ragione, quanto, in effetti, siamo portate, di base, a pensare sempre in negativo e mai in positivo.

‘Non mi chiama perché non gli importa niente di me? Ha di meglio da fare? Si è scordato che esisto?’ sono domande che tutte noi, all’inizio di una relazione o anche dopo anni di vita di coppia, ci siamo poste, preda di quelle insicurezze ataviche ed ereditarie che, a mio avviso, succhiamo insieme al latte materno.

Ecco, il pensiero  disfunzionale è esattamente questo.

Riporto, qui di seguito, un elenco delle distorsioni cognitive più comuni stilato dalla dr.ssa Sabrina Cattaneo, del Centro Cognitivo Saronno.

Catastrofizzazione: a partire da un evento negativo anche molto piccolo si immagina che la situazione evolverà sicuramente in un disastro insopportabile. Ad esempio pensare che prendere un brutto voto a scuola possa compromettere irrimediabilmente la vostra reputazione e farvi perdere l’anno. Questo tipo di pensiero è spesso causa di forti ansie.

Pensiero bianco o nero: le cose possono andare bene o male, le persone o vi amano o vi odiano. Ad esempio capita spesso che se iniziamo a seguire una dieta e per una volta sgarriamo riteniamo che ormai la dieta sia andata e non abbia più senso seguirla. Questo pensiero spesso accompagna le nostre tendenze al perfezionismo perché riteniamo che una cosa possa andar bene solo se non presenta difetti, altrimenti è completamente da buttare.

Predizione del futuro: avere la certezza di sapere quel che accadrà e iniziare già a comportarsi di conseguenza. Mi invitano ad una festa dove so già che non mi divertirò quindi vado con atteggiamento dimesso e mi rintano nell’angolino, ecco che le mie è previsioni si sono avverate.

Lettura del pensiero: esser convinti di sapere cosa sta pensando l’altra persona, ed in particolare presumiamo che l’altro abbia un pensiero negativo nei nostri confronti.

Ipergeneralizzazione: quando da un evento ne traiamo una regola generale, l’uso di avverbi come sempre, mai, tutti, nessuno sono spesso la spia di questo modo di pensare. “Ce l’hanno tutti con me”, sono sempre il solito sfortunato

Svalutare il positivo:  È uno stile di pensiero depressivo, gli inglesi lo chiamano anche pensiero “YES… BUT” ovvero “SI…MA” tipico di quando riconosciamo il positivo ma subito lo sminuiamo dando più importanza ad aspetti negativi. Posso ad esempio pensare di esser riuscito a risolvere un problema…sì, ma non conta molto perché ce ne sono altri che ancora non ho affrontato.

Personalizzazione: ovvero “è tutta colpa mia”. Può capitare di incontrare un amico che ci saluta di sfuggita e pensare “cosa gli avrò fatto?”

 

Queste sono le principali distorsioni che, spesso, caratterizzano il nostro modo di pensare e, non so voi, ma io ho fatto l’en plein…

 

Per leggere l’intero articolo:http://psicoterapia.centrocognitivo.it/psicoterapia/2012/psicoterapia/pensieri-disfunzionali-centro-cognitivo-saronno/

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