Aria’s Diary

Alba.

Cammino.

La spiaggia è deserta in questa fredda mattina d’Autunno.

Gocce di salsedine si posano sulle mie labbra. Le lecco via, assaporandone il gusto salato. Sanno di mare, di banchi di nebbia e di pulito.

Raffiche di vento gelido mi arruffano i capelli. A nulla è valso legarli in una lunga coda ed è anche inutile cercare di ricacciarli sotto il pesante cappello blu che ho indossato, di fretta, mentre mi infilavo in ascensore. Niente specchi, purtroppo.

Un uomo passa correndo e mi sorride. Ricambio il sorriso.

Ho bisogno di caffè o la mattina non carburo.

Mi siedo al solito posto. Tavolo d’angolo di un piccolo bar sulla spiaggia. ‘La Gatta al mare’, già dal nome non poteva che essere il mio posto preferito.

Ho freddo, ma non demordo. Non voglio mettermi seduta nei tavoli interni. Quelli ben protetti da una spessa parete di vetro. Non voglio protezione, né calore oggi. Voglio la furia degli elementi su di me. Voglio sentirmi viva, anche con il freddo che mi intorpidisce le mani.

La cameriera ormai mi conosce e sa che cosa portarmi, anche senza che io dica niente. Caffè dolce e bollente, una spremuta d’arancia (e non un succo!) e un croissant ai frutti di bosco. La vita mi piace dolce, nonostante tutto.

La sciarpa che indossavo mi è volata via appena ho messo piede sulla battigia. Il vento l’ha spinta tra le onde, che l’hanno immediatamente coinvolta nella loro corsa furiosa. Sono riuscita a recuperarla a fatica ed ora pende, carica d’acqua, dalla sedia di fronte alla mia. Triste compagnia per la mia colazione solitaria.

Il mio viso deve essere arrossato dal freddo e gli occhi hanno cominciato a lacrimare per il vento e la sabbia.

Infilo le mani nelle tasche. Il contatto con il tessuto ruvido mi dà sempre una sensazione di sollievo. Oggi indosso il mio cappotto preferito, blu oltremare. Un abbraccio caldo e confortante per le giornate fredde, come questa.

Il mio caffè è pronto. La cameriera arriva e se ne va silenziosa. Lo sa che prima della mia dose quotidiana di caffeina non amo parlare con nessuno.

Sono fatta così.

Soffio sulla tazza. L’aroma intenso del caffè mi solletica il naso. Rido. In quel modo un po’ sornione che mi contraddistingue, quasi felino.

Mentre comincio a bere mi guardo intorno.

Il vento forte che si è alzato la scorsa notte ha trascinato a riva molti oggetti. Grandi tronchi d’albero, spugne e alghe dai colori brillanti hanno invaso la battigia creando sulla sabbia una perfetta composizione d’arte moderna. Colori e forme eterogenee che invadono il campo visivo.

La proprietaria del bar mi saluta da dietro la cassa. Il suono della sua voce mi arriva attutito dal festoso abbaiare di un cucciolo di labrador color miele che gioca festoso con le onde e i gabbiani.

Intanto nuvoloni neri hanno ripreso ad addensarsi sulla spiaggia, forieri di una nuova tempesta come quella che, durante la notte, si è abbattuta sul litorale.

Posso ancora sentire lo scrosciare della pioggia sul tetto e sui vetri, come se mi avessero accostato una conchiglia alle orecchie.

Ho aspettato il mattino ascoltando musica, in compagnia della voce di Ella Fitzgerald, mentre la tempesta,intorno, si acquietava.

Sono corsa fuori casa appena il sole ha cominciato ad aprirsi la sua strada tra le nuvole. Avevo bisogno di uscire a respirare. Di sentire il mare negli occhi e nei polmoni e i cristalli di sale che mi bruciano le labbra.

Perché Aria è il mio nome.

Ella Fitzgerald – My Funny Valentine

http://www.youtube.com/watch?v=KqjKOalcI10

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