La donna con il cuore in valigia

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La vita a volte è ben strana. Sei ferma ormai da un po’ nella stessa stazione, al sicuro, magari giusto un po’ annoiata e soprattutto ormai quasi certa che dovrai prendere lo stesso treno ancora per molti anni quando ecco…annuncio improvviso…hanno cambiato tutto!

Orari, treni, binari…tutto quello che ti era così familiare è stato spazzato via e sostituito dall’alta velocità. Non c’è più neanche il capostazione simpatico che ti sorrideva sempre e ti dava indicazioni quando, sbadatamente, ti perdevi.

Niente è più come prima. Per un po’ corri in cerca dei tuoi punti di riferimento abituali, ti affanni in giro per i sottopassaggi, ti perdi tra lo sferragliare acuto e continuo e poi ti fermi, forse ti siedi, e rifletti che in fondo ti sei sentita più viva in questi pochi momenti di smarrimento che in tutti gli anni ferma di fronte allo stesso binario.

Ecco. La vita è così. Ti mette in mano una valigia e ti dice ‘Ora scegli una destinazione’.

L. Shiver

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Aspettando la musica

Lo aspettava da ore, seduta accanto alla finestra, con tranquilla consapevolezza.

Lo aspettava ogni giorno, ormai, da giorni.

Aria era così. Lei semplicemente sapeva che, non importa quando, se di giorno o di notte, portandosi appresso la pioggia o il sole. Lui sarebbe sempre arrivato e avrebbe portato con sé la musica.

Così rimase immobile, anche quel mattino, ad ascoltare la pioggia bussare sui vetri, sorseggiando il suo caffè e scottandosi le labbra, impegnata ad osservare la sottile consistenza fumosa che le solleticava il naso.

Un giro di chiave.

Trasalì. Un po’ di liquido bollente le scivolò sulle dita. Tremava.

Posò la tazza e si asciugò le mani sui fianchi, mentre si alzava.

La porta si aprì, con un cigolio lento . Rumore di passi e poi un’ombra scura entrò.

I loro occhi si incontrarono prima dei loro corpi e, come ogni volta, cominciò la musica.

-L. Shiver

Turn me on- Norah Jones

http://www.youtube.com/watch?v=ED1B39W9b0E

Image: Jack Vettriano – ‘In thoughts of you’

I nostri baci

Ci sono baci come carezze, lente, estenuanti.

Baci come fiori, da sfogliare delicatamente, petalo dopo petalo e, poi, i baci aggressivi, violenti, di labbra da mordere e da cui farsi marchiare.

Poi, ci sono i nostri baci.

Quelli che non sono uguali a nessun altro che abbiamo dato, prima o dopo di noi. Quelli per cui ti manca il respiro, il cuore perde un battito, i movimenti si fanno lenti perché il desiderio generato dall’attesa è, esso stesso, piacere.

-L. Shiver

La donna più attraente è quella che non riusciamo mai a trovare in un caffè affollato, quando la cerchiamo, è quella a cui si deve dare la caccia, e scovare sotto i travestimenti delle sue storie.

da Elena

Anaïs Nin (1903 – 1977), scrittrice statunitense.

La donna più attraente…

Aria’s Diary – Pensieri sparsi, ricordi e cristalli di sabbia…

Cammino e mi guardo intorno.

Oggi sono uscita di casa in preda ad un’emozione, ad una sensazione forte. Un nodo alla bocca dello stomaco.

Non può essere che mi manchi, non oggi, non così.

Non può essere che il pensiero di te ritorni, inaspettato e non invitato. Credevo di averti rimosso, dal corpo e dall’anima, ma non è così. Se di tutti tu solo, a volte, ti ripresenti.

Non bussi, non lo hai mai fatto. Apri la porta ed entri ed è come se la quotidianità dei nostri gesti si ripetesse sempre uguale. Come se non ci fossero anni e chilometri, ormai, tra di noi. 

Seduta, nel posto che era nostro ed ora è solo mio, perché l’ho rivendicato, insieme alla mia indipendenza da te. Seduta ascolto le onde che si infrangono, il rumore lieve della risacca, il rollio dell’acqua sui ciottoli.

Tutto scorre, ma tu no. Tutto passa, ma non il tuo ricordo.

Scavo una buca nella sabbia, affondando le mani fino alla parte più fresca e bagnata e lì ti nascondo, tra cristalli di sabbia.

Aria 

Il lupo e la gatta – Parte I – Selina

Selina non era nata gatta di strada.

C’era diventata all’improvviso, una notte d’autunno, quando la sua umana se n’era andata via.

Già, gli umani non hanno sette vite, come i gatti, ma solo una e breve. Non riescono ad atterrare sempre sulle zampe, non importa da che altezza si cada.

E così lei si era ritrovata messa per strada da mani sconosciute e aveva dovuto imparare a cavarsela da sola.

Per alcuni giorni era ritornata davanti alla porta della casa in cui era nata ed in cui aveva vissuto per due anni. Quella casa che odorava di lavanda e di cibo. L’aria fuori, invece, odorava di mille cose, tutte nuove, ma per lei non avevano significato. Non erano segnali riconosciuti.

Neanche grattare alla porta, come faceva di solito, era servito a niente. Gli umani che erano venuti ad abitare nella casa l’aveva scacciata in malo modo e lei non era più tornata.

Non era stato facile abituarsi alla sua nuova vita. I gatti del quartiere non l’avevano ammessa nella loro colonia perché sentivano che non era come loro e lei, non essendo abituata a cacciare, si accontentava delle cose che riusciva a raccogliere dai bidoni della spazzatura o dalle mani generose di qualche umana di buon cuore che non la scacciava.

Il suo pelo, una volta liscio e lucido grazie alle amorevoli cure della sua umana, era diventato sporco e lacero per i graffi e i morsi degli altri gatti e le pendeva morto dai fianchi scarni.

Era stata bella, un tempo, lo sapeva. Di quella bellezza felina che spinge le mani alle carezze. Il suo manto bianco e i suoi occhi azzurri erano sempre stati oggetto di apprezzamento da parte di chiunque venisse a trovare la sua umana, a cui scintillavano gli occhi dall’orgoglio.

La bellezza di un tempo ora non c’era più. Nessuna mano le passava più sul manto, in una soffice carezza e, per quanto lei cercasse di leccarlo via, il sangue incrostato rimaneva attaccato al pelo.

Non sapeva cacciare. Non sapeva difendersi. Non aveva mai dovuto farlo e lei sapeva, con quella certezza assoluta che fa riconoscere ad un gatto il pericolo prima ancora di vederlo, che non sarebbe sopravvissuta ancora a lungo.

E con questa consapevolezza e con la stanchezza che la costringeva a chiudere gli occhi Selina quella notte si sdraiò in un piccolo spiazzo erboso vicino alla casa in cui era nata e si addormentò.

Calore. All’improvviso. Una sensazione strana. Un contatto ruvido e bagnato sul muso. La gatta aprì gli occhi a fatica, tirò su il collo e si ritrovò davanti grigi occhi di lupo.

 

-L. Shiver