Come se tu mi avessi teso una mano, facendomi superare il confine oltre il quale si trova la luce.

da ‘Che tu sia per me il coltello’ di David Grossman

Che tu sia per me il coltello

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La donna con il cuore in valigia

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La vita a volte è ben strana. Sei ferma ormai da un po’ nella stessa stazione, al sicuro, magari giusto un po’ annoiata e soprattutto ormai quasi certa che dovrai prendere lo stesso treno ancora per molti anni quando ecco…annuncio improvviso…hanno cambiato tutto!

Orari, treni, binari…tutto quello che ti era così familiare è stato spazzato via e sostituito dall’alta velocità. Non c’è più neanche il capostazione simpatico che ti sorrideva sempre e ti dava indicazioni quando, sbadatamente, ti perdevi.

Niente è più come prima. Per un po’ corri in cerca dei tuoi punti di riferimento abituali, ti affanni in giro per i sottopassaggi, ti perdi tra lo sferragliare acuto e continuo e poi ti fermi, forse ti siedi, e rifletti che in fondo ti sei sentita più viva in questi pochi momenti di smarrimento che in tutti gli anni ferma di fronte allo stesso binario.

Ecco. La vita è così. Ti mette in mano una valigia e ti dice ‘Ora scegli una destinazione’.

L. Shiver

Il lupo e la gatta – Parte I – Selina

Selina non era nata gatta di strada.

C’era diventata all’improvviso, una notte d’autunno, quando la sua umana se n’era andata via.

Già, gli umani non hanno sette vite, come i gatti, ma solo una e breve. Non riescono ad atterrare sempre sulle zampe, non importa da che altezza si cada.

E così lei si era ritrovata messa per strada da mani sconosciute e aveva dovuto imparare a cavarsela da sola.

Per alcuni giorni era ritornata davanti alla porta della casa in cui era nata ed in cui aveva vissuto per due anni. Quella casa che odorava di lavanda e di cibo. L’aria fuori, invece, odorava di mille cose, tutte nuove, ma per lei non avevano significato. Non erano segnali riconosciuti.

Neanche grattare alla porta, come faceva di solito, era servito a niente. Gli umani che erano venuti ad abitare nella casa l’aveva scacciata in malo modo e lei non era più tornata.

Non era stato facile abituarsi alla sua nuova vita. I gatti del quartiere non l’avevano ammessa nella loro colonia perché sentivano che non era come loro e lei, non essendo abituata a cacciare, si accontentava delle cose che riusciva a raccogliere dai bidoni della spazzatura o dalle mani generose di qualche umana di buon cuore che non la scacciava.

Il suo pelo, una volta liscio e lucido grazie alle amorevoli cure della sua umana, era diventato sporco e lacero per i graffi e i morsi degli altri gatti e le pendeva morto dai fianchi scarni.

Era stata bella, un tempo, lo sapeva. Di quella bellezza felina che spinge le mani alle carezze. Il suo manto bianco e i suoi occhi azzurri erano sempre stati oggetto di apprezzamento da parte di chiunque venisse a trovare la sua umana, a cui scintillavano gli occhi dall’orgoglio.

La bellezza di un tempo ora non c’era più. Nessuna mano le passava più sul manto, in una soffice carezza e, per quanto lei cercasse di leccarlo via, il sangue incrostato rimaneva attaccato al pelo.

Non sapeva cacciare. Non sapeva difendersi. Non aveva mai dovuto farlo e lei sapeva, con quella certezza assoluta che fa riconoscere ad un gatto il pericolo prima ancora di vederlo, che non sarebbe sopravvissuta ancora a lungo.

E con questa consapevolezza e con la stanchezza che la costringeva a chiudere gli occhi Selina quella notte si sdraiò in un piccolo spiazzo erboso vicino alla casa in cui era nata e si addormentò.

Calore. All’improvviso. Una sensazione strana. Un contatto ruvido e bagnato sul muso. La gatta aprì gli occhi a fatica, tirò su il collo e si ritrovò davanti grigi occhi di lupo.

 

-L. Shiver