Come se tu mi avessi teso una mano, facendomi superare il confine oltre il quale si trova la luce.

da ‘Che tu sia per me il coltello’ di David Grossman

Che tu sia per me il coltello

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I nostri baci

Ci sono baci come carezze, lente, estenuanti.

Baci come fiori, da sfogliare delicatamente, petalo dopo petalo e, poi, i baci aggressivi, violenti, di labbra da mordere e da cui farsi marchiare.

Poi, ci sono i nostri baci.

Quelli che non sono uguali a nessun altro che abbiamo dato, prima o dopo di noi. Quelli per cui ti manca il respiro, il cuore perde un battito, i movimenti si fanno lenti perché il desiderio generato dall’attesa è, esso stesso, piacere.

-L. Shiver

La donna più attraente è quella che non riusciamo mai a trovare in un caffè affollato, quando la cerchiamo, è quella a cui si deve dare la caccia, e scovare sotto i travestimenti delle sue storie.

da Elena

Anaïs Nin (1903 – 1977), scrittrice statunitense.

La donna più attraente…

Il lupo e la gatta – Parte I – Selina

Selina non era nata gatta di strada.

C’era diventata all’improvviso, una notte d’autunno, quando la sua umana se n’era andata via.

Già, gli umani non hanno sette vite, come i gatti, ma solo una e breve. Non riescono ad atterrare sempre sulle zampe, non importa da che altezza si cada.

E così lei si era ritrovata messa per strada da mani sconosciute e aveva dovuto imparare a cavarsela da sola.

Per alcuni giorni era ritornata davanti alla porta della casa in cui era nata ed in cui aveva vissuto per due anni. Quella casa che odorava di lavanda e di cibo. L’aria fuori, invece, odorava di mille cose, tutte nuove, ma per lei non avevano significato. Non erano segnali riconosciuti.

Neanche grattare alla porta, come faceva di solito, era servito a niente. Gli umani che erano venuti ad abitare nella casa l’aveva scacciata in malo modo e lei non era più tornata.

Non era stato facile abituarsi alla sua nuova vita. I gatti del quartiere non l’avevano ammessa nella loro colonia perché sentivano che non era come loro e lei, non essendo abituata a cacciare, si accontentava delle cose che riusciva a raccogliere dai bidoni della spazzatura o dalle mani generose di qualche umana di buon cuore che non la scacciava.

Il suo pelo, una volta liscio e lucido grazie alle amorevoli cure della sua umana, era diventato sporco e lacero per i graffi e i morsi degli altri gatti e le pendeva morto dai fianchi scarni.

Era stata bella, un tempo, lo sapeva. Di quella bellezza felina che spinge le mani alle carezze. Il suo manto bianco e i suoi occhi azzurri erano sempre stati oggetto di apprezzamento da parte di chiunque venisse a trovare la sua umana, a cui scintillavano gli occhi dall’orgoglio.

La bellezza di un tempo ora non c’era più. Nessuna mano le passava più sul manto, in una soffice carezza e, per quanto lei cercasse di leccarlo via, il sangue incrostato rimaneva attaccato al pelo.

Non sapeva cacciare. Non sapeva difendersi. Non aveva mai dovuto farlo e lei sapeva, con quella certezza assoluta che fa riconoscere ad un gatto il pericolo prima ancora di vederlo, che non sarebbe sopravvissuta ancora a lungo.

E con questa consapevolezza e con la stanchezza che la costringeva a chiudere gli occhi Selina quella notte si sdraiò in un piccolo spiazzo erboso vicino alla casa in cui era nata e si addormentò.

Calore. All’improvviso. Una sensazione strana. Un contatto ruvido e bagnato sul muso. La gatta aprì gli occhi a fatica, tirò su il collo e si ritrovò davanti grigi occhi di lupo.

 

-L. Shiver

Aria’s Diary

Alba.

Cammino.

La spiaggia è deserta in questa fredda mattina d’Autunno.

Gocce di salsedine si posano sulle mie labbra. Le lecco via, assaporandone il gusto salato. Sanno di mare, di banchi di nebbia e di pulito.

Raffiche di vento gelido mi arruffano i capelli. A nulla è valso legarli in una lunga coda ed è anche inutile cercare di ricacciarli sotto il pesante cappello blu che ho indossato, di fretta, mentre mi infilavo in ascensore. Niente specchi, purtroppo.

Un uomo passa correndo e mi sorride. Ricambio il sorriso.

Ho bisogno di caffè o la mattina non carburo.

Mi siedo al solito posto. Tavolo d’angolo di un piccolo bar sulla spiaggia. ‘La Gatta al mare’, già dal nome non poteva che essere il mio posto preferito.

Ho freddo, ma non demordo. Non voglio mettermi seduta nei tavoli interni. Quelli ben protetti da una spessa parete di vetro. Non voglio protezione, né calore oggi. Voglio la furia degli elementi su di me. Voglio sentirmi viva, anche con il freddo che mi intorpidisce le mani.

La cameriera ormai mi conosce e sa che cosa portarmi, anche senza che io dica niente. Caffè dolce e bollente, una spremuta d’arancia (e non un succo!) e un croissant ai frutti di bosco. La vita mi piace dolce, nonostante tutto.

La sciarpa che indossavo mi è volata via appena ho messo piede sulla battigia. Il vento l’ha spinta tra le onde, che l’hanno immediatamente coinvolta nella loro corsa furiosa. Sono riuscita a recuperarla a fatica ed ora pende, carica d’acqua, dalla sedia di fronte alla mia. Triste compagnia per la mia colazione solitaria.

Il mio viso deve essere arrossato dal freddo e gli occhi hanno cominciato a lacrimare per il vento e la sabbia.

Infilo le mani nelle tasche. Il contatto con il tessuto ruvido mi dà sempre una sensazione di sollievo. Oggi indosso il mio cappotto preferito, blu oltremare. Un abbraccio caldo e confortante per le giornate fredde, come questa.

Il mio caffè è pronto. La cameriera arriva e se ne va silenziosa. Lo sa che prima della mia dose quotidiana di caffeina non amo parlare con nessuno.

Sono fatta così.

Soffio sulla tazza. L’aroma intenso del caffè mi solletica il naso. Rido. In quel modo un po’ sornione che mi contraddistingue, quasi felino.

Mentre comincio a bere mi guardo intorno.

Il vento forte che si è alzato la scorsa notte ha trascinato a riva molti oggetti. Grandi tronchi d’albero, spugne e alghe dai colori brillanti hanno invaso la battigia creando sulla sabbia una perfetta composizione d’arte moderna. Colori e forme eterogenee che invadono il campo visivo.

La proprietaria del bar mi saluta da dietro la cassa. Il suono della sua voce mi arriva attutito dal festoso abbaiare di un cucciolo di labrador color miele che gioca festoso con le onde e i gabbiani.

Intanto nuvoloni neri hanno ripreso ad addensarsi sulla spiaggia, forieri di una nuova tempesta come quella che, durante la notte, si è abbattuta sul litorale.

Posso ancora sentire lo scrosciare della pioggia sul tetto e sui vetri, come se mi avessero accostato una conchiglia alle orecchie.

Ho aspettato il mattino ascoltando musica, in compagnia della voce di Ella Fitzgerald, mentre la tempesta,intorno, si acquietava.

Sono corsa fuori casa appena il sole ha cominciato ad aprirsi la sua strada tra le nuvole. Avevo bisogno di uscire a respirare. Di sentire il mare negli occhi e nei polmoni e i cristalli di sale che mi bruciano le labbra.

Perché Aria è il mio nome.

Ella Fitzgerald – My Funny Valentine

http://www.youtube.com/watch?v=KqjKOalcI10

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Amo ciò che di tenace ancora sopravvive nei miei occhi, nelle mie camere abbandonate dove abita la luna, e ragni di mia proprietà, e distruzioni che mi sono care, adoro il mio essere perduto, la mia sostanza imperfetta.

Pablo Neruda

Amo ciò che di tenace ancora sopravvive nei miei occhi